A.T. Fomenko, G.V. Nosovskij
(indagine matematica sui misteri della storia: il progetto Nuova Cronologia)

Introduzione (a cura di V.G. Bani)

Presentazione (scritta dagli autori)

Storia della nuova cronologia

Libri sulla Nuova Cronologia

Indice dell'opera omnia in 7 tomi

Frammenti tradotti tratti dal primo tomo dell'opera omnia in 7 tomi

Aleksandr Kljuev
(nuova visione del mondo: l'evoluzione consapevole dell'uomo)

biografia

bibliografia

Kljuev sull'amore

Anatolij Nekrasov
(indagine psicologica sui rapporti uomo e donna, genitori e figli)

frammenti tradotti tratti da L'amore materno, traduzione di Patrizia Romagnoli

Vitalij e Tat'jana Tichoplavy
(nuova visione del mondo: tra scienza e religione)

biografia-bibliografia

frammenti tradotti tratti da La fisica della fede

Vadim Zeland
(nuova visione del mondo: il Transurfing)

biografia-bibliografia

interviste

frammenti tradotti tratti da Lo spazio delle varianti, primo libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da Il fruscio delle stelle del mattino, secondo libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da Avanti nel passato, terzo libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da La gestione della realta, quarto libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da Le mele cadono in cielo, quinto libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti dal libro L'Arbitro della realta

frammenti tradotti tratti dal libro Il Transurfing Vivo

FAQ domande frequenti dei lettori

Oleg Mosin
(proprieta` dell acqua meno note e note)

la Shungite (sungit): minerale naturale dalle proprieta` uniche.

Frammenti tradotti tratti da L'amore materno (titolo originale: Materinskaja ljubov', ed. Amrita-Rus', Mosca 2005).
Traduzione di Patrizia Romagnoli

capitolo 1

In treno si fanno sempre incontri interessanti. Per diverse ore due, tre o quattro persone stanno fianco a fianco: un’ottima occasione per allacciare rapporti. Il Mondo mi offre sempre situazioni diverse per imparare, accumulare esperienza e aiutare la gente: persone normali, semplici, ma che hanno dentro di sè una grande saggezza.

Nadezhda e “il figlioletto”

Nel mio scompartimento era seduta una signora e dopo poco che eravamo partiti, ci mettemmo a chiacchierare. Si chiamava Nadezhda e stava andando a Mosca.

- Vado dal mio figlioletto, che sta finendo la scuola militare,  disse  Nadezhda

- A giudicare dalle sue parole, il “figlioletto” avrà già 22 - 23 anni, è piuttosto grandicello, ma lei lo chiama ancora col diminutivo.

- per me sarà piccolo fino alla fine dei miei giorni! Perchè lui è il mio bambino. E’ l’ultimo, e io lo chiamo sempre “Il mio piccolino”

Compresi che il Mondo mi aveva mandato un altro classico caso di eccesso di amore materno e decisi di mettere in scena con la signora uno spettacolo psicologico.

- Interessante, lei ha per caso fatto un figlio senza un uomo? Come mai dice che il bambino è “mio” e non “nostro”?

- beh, certo, mio marito ha partecipato alla sua nascita, impossibile senza... però io mi sono abituata a considerarlo solo mio, anche perchè con mio marito non vado d’accordo, lui beve. E d’altronde tutte le mamme dicono “il mio bambino”.

- Sì in effetti molte madri usano questa espressione, ma fortunatamente non tutte...! Sa che ho  notato che se una madre chiama “mio” e non “nostro” il figlio, si riesce subito a capire come sono i rapporti in famiglia e quale sarà la sorte del bambino? E’ come un test, funziona quasi sempre e dà un quadro oggettivo della situazione.

Il fatto è che quando il rapporto tra coniugi non è buono, per la moglie i figli diventano il valore supremo della vita. Succede spesso che il marito  si metta  a bere perchè soffre di carenza d’amore da parte della moglie, che nel frattempo ha convogliato tutte le sue energie sulla maternità, finendo per trascurarlo, per dimenticarsene.

- Per me i figli sono la cosa più importante nella vita. Vivo per loro. E come potrebbe essere diversamente? Per qualunque madre, se è una vera madre e non una perdigiorno, i figli sono quanto c’è di più caro al mondo. Per un figlio, una madre dà anche la vita .

- Per fortuna, non tutti la pensano così, sennò la vita sulla terra sarebbe finita da un pezzo... La vita continua proprio grazie a quelli che non la pensano come lei e ritengono invece che nella vita l’importante non sono i figli, ma l’unione tra un uomo e una donna, ossia la coppia: ecco qual è il valore supremo, perchè è la coppia che genera la forza più grande sul pianeta, l’amore, cioè l’essenza della vita.

- Macchè coppia! Quando un uomo beve e si ubriaca, come si fa a parlare d’amore e di coppia?!  Mio marito vive la sua vita e io con i figli la mia. Lui non si interessa di loro, e anche dei lavori domestici, quelli pesano tutti su di me.

- Mi scusi, ma la sua vita era così fin dall’inizio del matrimonio? Suo marito beveva già quando vi siete sposati? O forse è diventato così mentre già stava con lei, e anche lei, quindi, ha partecipato a questa sua “crescita”?.

- Con lui non era facile nemmeno agli inizi. Era legatissimo a sua madre, e lei metteva sempre il naso nelle nostre faccende e ci dava molto fastidio.

- Allora lo vede anche da sola, la vostra vita è un esempio tipico dei problemi e degli ostacoli dovuti ad un legame troppo stretto tra madre e figlio. Perchè anche lei ripete l’errore di sua suocera, non vede che è sulla stessa strada? A giudicare da quello che ha detto, lei è legatissima ai suoi figli, che però in questo modo sono destinati a far la fine del loro padre. Ai figli si può dare solo ciò che già si ha! Con il vostro comportamento, lei e suo marito consegnate loro i vostri stessi problemi.

Cominciò così una conversazione che durò per tutto il lungo viaggio. Ragionammo a lungo sulla vita di Nadezhda, che apprese così molte cose su di se’, aiutata dal mio punto di vista di psicologo. In pratica, fu una psicoterapia di diverse ore. Spero che la signora abbia tratto un insegnamento da questa lezione, che qualcosa sia cambiato in meglio nella sua vita, e che il nostro contatto non sia stato inutile.

Mi sono servito della descrizione di questo incontro, per entrare nel cuore del problema, l’amore materno. Vediamo di approfondire l’argomento.

Imparare dalle tragedie, cambiare la scala dei valori

Sono tante le lezioni che ogni giorno la vita ci presenta. Ce ne sono di molto pesanti, drammatiche e perfino tragiche: dall’incidente dell’autobus che trasporta bambini, alla malattia letale nel reparto neonati, dall’incendio dell’asilo al crollo del parco acquatico, fino all’attacco terroristico alla scuola. Per non parlare poi dei tanti bambini che muoiono di malattia, affogano, finiscono  sotto a una macchina, o semplicemente scompaiono senza lasciar traccia. Per quali ragioni muoiono i bambini? Che cosa avranno mai fatto, di quali peccati si saranno macchiati per andarsene tanto presto dalla vita, e in modo così tragico?

E’ difficile considerare le tragedie che accadono continuamente attorno a noi come una lezione. E’ un concetto che non possiamo comprendere.) Giornali e tv ne parlano ogni giorno, in tutto il mondo, ma noi ci rifiutiamo di comprenderne i motivi profondi. Eppure tutti  questi casi, che pure ci capitano vicino, ci sfiorano, sarebbero una lezione per ognuno di noi. E invece continuano e continueranno a ripetersi, perchè la coscienza umana cambia lentamente. Per comprendere le ragioni profonde che stanno alla base della morte nell’infanzia, occorre una coscienza allargata. E’ venuto il tempo della consapevolezza.

Mi è successo molte volte di trattare con genitori cui era morto un bambino e di ragionare con loro sulle cause profonde della tragedia. Da questa lunga esperienza ho tratto la conferma che la causa vera delle disgrazie che coinvolgono bambini è il ribaltamento del sistema di valori provocato da un eccessivo amore per i figli. Pare incredibile che la causa di grandi o piccole tragedie stia nei sentimenti dei genitori, soprattutto della madre, ma sono in grado di dimostrare che è davvero così. Chi ha dato ascolto alle mie dimostrazioni e le ha fatte proprie, ha trasformato la sua vita. O almeno, quelli che già rischiavano fortemente di perdere un figlio, acquisita la consapevolezza del problema, sono riusciti a salvarlo.

C’è una scena simbolica nella Bibbia, di quando Abramo offre a Dio suo figlio come vittima sacrificale . Sono pagine piene di saggezza, che indicano all’umanità la vera scala di valori nella vita: al primo posto non ci sono i figli, ma Dio, ossia l’Amore. Questa lezione è stata data all’umanità migliaia di anni fa, ma quanti l’hanno imparata? La maggioranza continua a ritenere i figli il supremo valore della vita.

Proprio per evitare le tragedie, perchè sempre meno i genitori abbiano a soffrire, vediamo di fare delle considerazioni più approfondite su questa questione.

La nascita del senso materno

Il “senso materno” fa parte della comune rappresentazione della vita. Materno, più che paterno, perchè è abbastanza raro trovare padri che amino  i loro figli alla follia. D'altronde, nelle donne, questo sentimento prende forma già a partire dalla gravidanza, alimentato dalla coscienza dello sviluppo di una creatura e dalla gioia dell'attesa….

E sono le donne che dopo la nascita provano lo stupore e la felicità, la gioia di prendere tra le braccia per la prima volta la nuova creatura, il profondo piacere e la soddisfazione di nutrirlo al seno, l’appagamento che viene  dalla soddisfazione di un’esigenza di cura e di amore . Tutto ciò va a comporre il meraviglioso e irripetibile complesso dei sentimenti e delle emozioni che la maggioranza delle donne provano.

Ed è in virtà di tutto ciò che l’amore materno diventa “sacro” e viene celebrato con grande enfasi. Guai a contraddire questa “sacralità”.

In questo contesto, dunque, parlare dei danni che derivano dal “sacro amore materno” è assai rischioso, tuttavia lo ritengo  necessario.

Questo sentimento, che occupa un enorme spazio nella vita della persona, ha infatti due facce, e  di ciò si deve essere consapevoli.

L’amore materno ha una sua faccia “naturale”, rappresentata dall’istinto di cura presente come programma nel patrimonio genetico degli esseri animati di sesso femminile. Lo si trova infatti anche negli animali, a livello di istinto: le femmine nutrono i loro piccoli fino al momento in cui -a differenza degli umani - li lasciano andare. Gli animali adulti  abbandonano, o perfino respingono, i loro piccoli al momento giusto, quando questi sono in grado di condurre una vita autonoma,e di crescere degni della loro razza. Ovviamente per gli esseri umani ci sono altri fattori oltre agli istinti, fattori legati alla società e alle religioni. Ed è proprio a causa dell’interferenza di fattori sociali e religiosi che si forma il lato negativo dell’amore materno. La società pretende dalle bambine che imparino fin dall’infanzia che “devono” diventare madri. La convinzione di questa  prospettiva esistenziale viene  inculcata così bene, che le bambine si convincono che la vita è proprio quella, che quello sarà il loro futuro, il loro compito fondamentale. A nessuno o quasi viene in mente di suggerire loro l’esistenza di qualcosa di diverso e di più vero, ossia che lo scopo della vita è amare. Amare se stessa, le persone, gli uomini, la Terra, la vita in quanto tale. La maternità dovrebbe essere solo una conseguenza di questo amore, che la donna realizza esclusivamente se è lei a volerlo. Una conseguenza, non lo scopo principale della vita!

L’Amore ha una sua unicità che non va separata, spezzettata. E’ stata la Ragione ad operare una separazione che in realtà non dovrebbe esistere. E’ la ragione a distinguere tra “amore materno”, “amore sessuale”, “amore per gli animali”, “amore per la natura”, “amore verso Dio”.

Ma nella realtà le cose non stanno così: tutto è Amore, tutto è Dio e nulla esisterebbe se non ci fosse l’Amore.

La ragione è uno strumento potente e indispensabile: serve a mettere ordine nel caos, a separare e distinguere, per analizzare e poi ricomporre. La ragione è necessaria e ha una funzione senza dubbio  insostituibile, ma non va applicata all’Amore con la A maiuscola. L’Amore non si può definire, spezzettare e mettere in caselle separate e distinte. Nè tantomeno si può classificare e dare un voto a ciascuno di questi “amori” diversi, collocando nel posto più alto l’amore divino e poi via via fino all’amore umano a sua volta scomposto e separato. Lo schema della ragione è molto utile al potere: dividere è lo strumento per governare, come dice il motto degli antichi romani: “divide et impera”. La ragione  ci ha portati  in un vicolo cieco.

Ora però siamo nell’era dell’Unità e della Coesione ed è arrivata l’ora di uscirne, di tornare alle origini, all’indivisibilità dell’Amore. La concezione sociale dell’amore materno come qualcosa di separato dall’Amore nella sua totalità ma assurto allo status di “sacro” ha fatto solo dei danni, alle singole persone e all’intera umanità. Non si può dividere ciò che è unito: Amore e Dio sono una cosa unica e staccarne una parte, l’amore “materno”, conduce a problemi, e addirittura a tragedie.

La storia dell’amore materno

Sono secoli che l’amore materno viene decantato. Dal XVII secolo in poi, l’amore materno è diventato una norma sociale obbligata.

Nel tempo è cresciuta l’attenzione sociale nei confronti dei bambini, che sono stati così collocati al centro della vita famigliare. La responsabilitànei confronti dei bambini è affidata soprattutto, e spesso esclusivamente, alla madre. La quale a sua volta deve rispondere a un modello ideale: essere tenera, amorosa, una persona che trova la sua massima felicità nella cura dei figli. Allo sviluppo della cura dei bimbi si è accompagnato, nel secolo scorso, quello di una disciplina medica.  Parallelamente al crescente interesse verso la cura dei bambini si è sviluppata, nel secolo scorso, una disciplina medica , la pediatria, che ha governato e governa tuttora i comportamenti delle famiglie. L’amore materno non è più un fatto individuale ma si è trasformato in un fatto sociale, quindi sotto controllo pubblico. Si è compiuta una sorta di ri-orientamento dell’amore della donna, uno spostamento dell’attenzione e del sentimento dal marito a vantaggio dei  figli, e a tutto svantaggio della relazione di coppia ).

Ma è sempre stato così? Penso di no. Dalle scritte sulle epigrafi dei primi secoli si capisce che le cose stavano diversamente: il popolo aveva capito, allora, la doppia faccia dell’amore materno. E’ stato successivamente, con lo sviluppo della coscienza sociale e l’affermazione del Cristianesimo, che l’amore materno si è staccato dall’Amore con la A maiuscola, e si è trasformato così in un feticcio.

Nel cristianesimo il ruolo della Madre di Dio è dominante rispetto al ruolo di moglie, e il ruolo di madre prevale su quello di donna. Non si negano i rapporti erotici tra coniugi, ma sicuramente non li si valorizza. Il Cantico dei Cantici, che parla del profondo amore, anche fisico, tra uomo e donna, rappresenta un’eccezione. L’atteggiamento che prevale, anche nella Chiesa Cristiana Ortodossa, è la diffidenza: in sostanza, l’erotismo è un tema proibito, praticamente clandestino.

All’origine del processo per cui l’attenzione verso la cura dei bambini ha trasformato e sovvertito il ruolo della donna  c’era uno stimolo molto reale e concreto: l’elevatissima mortalità infantile. Per farvi fronte serviva maggiore attenzione e cura dei piccoli. Ma, come si suol dire, “la strada per l’inferno è costellata di buone intenzioni”. Ogni buona idea portata all’assurdo si trasforma nel suo opposto. Gestire questi processi con la sola ragione ha portato l’umanità su una strada sbagliata. A far nascere e crescere bambini sani non sono solo le condizioni dell’ambiente esterno,  ma è soprattutto l'amore tra i genitori . Sarebbe stato meglio aiutare, costruendone le condizioni, lo sviluppo della coppia e della famiglia. Invece, la società ha imposto alla donna il ruolo di “fattrice”, strumento di “produzione” di figli. Nella storia recente, la campagna a sostegno di questa concezione è stata imponente, in nome dei “diritti della madre e del bambino”. Non amare i bambini era, ed è, considerato una vergogna e in virtù di questo "valore”, anche le “cattive” madri sono state costrette a trasformarsi in “buone”, a simulare amore materno e cura. La situazione oggi è tale che le donne, convinte forzatamente, cominciano effettivamente a percepire forti sentimenti di amore materno, conformandosi agli standard sociali e morali correnti. Il risultato è che attualmente si è dilatato lo spazio dell’amore materno a scapito dell’energia indirizzata verso la famiglia nel suo insieme e verso la società. Così, via via che la maternità viene dipinta come la predestinazione massima della donna, l’amore per il marito e lo sviluppo della coppia si trasferiscono nella zona d’ombra, e tutto ciò che non è connesso alla maternità passa in secondo piano (vedi, nel prologo, il forum mondiale delle madri).

Per esempio, siamo stati indotti a credere che la nascita di un figlio rafforzi la coppia. Ma in realtà non è così. La nascita di un figlio fa crescere, specie nell’uomo, il senso di responsabilità nei confronti della famiglia, ma indebolisce la forza dell’amore tra il marito e la moglie. A ciò si aggiungono anche altri fattori, tipici dopo la nascita di un bambino, la fatica, la stanchezza della donna/madre, il calo della sua voglia di sentirsi femmina e il conseguente  calo del  desiderio nell'uomo E mentre i sentimenti nella coppia si raffreddano, compaiono i triangoli amorosi.

Il risultato sono persone non realizzate, non felici nello Spazio dell’Amore. Esattamente ciò che la società e le religioni vogliono, per continuare ad esercitare il potere. Amore e società sono antagonisti. N.A. Verdaev ha scritto: “Sta in questo la tragicità dell’amore e della vita della società umana. La società respinge l’amore. Chi ama, nel senso più alto del termine, è un nemico della società”. Queste parole sono state scritte all’inizio del ventesimo secolo, ora siamo in un altro tempo ed è il momento di cambiare la società.

Amore materno sacro o eccessivo?

C’è una sottile linea di confine che non andrebbe mai superata. L’amore materno è importante, ma mai esso dovrebbe diventare un “eccesso”. L’amore materno ha lati negativi, che vanno conosciuti e scoperti, per evitare di far danni, e soprattutto per raggiungere la verità sulle complesse questioni dell’unione tra uomini e donne, tra genitori e figli. Non è semplice: teatro, cinema, romanzi non fanno altro che presentare le sofferenze dei figli privati dell’amore della madre. Nessuno accetta la possibilità che esista un eccesso d’amore materno, capace di rovinare la vita dei figli, finanche a distruggerla,capace di provocare tante malattie nelle donne, di distruggere le famiglie e la società. Molte donne non vogliono nemmeno sentirne parlare.

Che cosa significa “eccesso di amore materno”? E’ ciò che si verifica quando l’amore per i figli supera l’amore per il marito, quando i figli prendono il primo posto nel sistema dei valori della madre, mentre il padre, e spesso la persona stessa della madre, passano in secondo piano.

Eccesso d’amore: come e perchè

Ci sono precisi segnali che fanno capire come l’amore materno sia eccessivo. Il primo è la presenza nei figli di malattie e di difficoltà. Il secondo è la scarsa realizzazione del marito nella vita, le sue malattie e spesso anche il suo alcolismo. Il terzo, l’esistenza di problemi nei rapporti famigliari. Ma perchè nasce e cresce questo deleterio sentimento?

Al primo posto sta il mancato riconoscimento nella donna del senso della sua vita, cui consegue il sovvertimento del sistema dei valori. Al secondo, la relazione problematica con i genitori e con i progenitori. In altri termini, il problema affonda le sue radici nelle profondità della storia del genere umano e si trasferisce di generazione in generazione.

Al terzo posto stanno le concezioni morali e le tradizioni della società contemporanea, che impongono di collocare i figli al primo posto nella scala dei valori. Ci si mettono anche le religioni, che assumono la “sacra maternità” tra le loro credenze più profonde, fondamentali nella loro visione del mondo.

Non va dimenticato anche un quarto elemento, ossia l’istinto animale della femmina, che nell’essere umano si trasforma in senso di possesso. Il senso di possesso dà alla donna la speranza di essere corrisposto. Il bambino, dal canto suo, corrisponde davvero, e spontaneamente, a questi sentimenti, rafforzando così il legame madre - figlio. Ben di rado avviene che la donna non percepisca il senso di possesso nei confronti del proprio bambino: purtroppo, perchè, se avvenisse, ciò rappresenterebbe il segnale di una forte spiritualità...

Un ulteriore elemento costitutivo dell’amore materno è la compassione, che genera molti guai. Le donne, da noi (in Russia n.d.T), sono molto compassionevoli verso gli uomini e ancor più verso i bambini.

Mostrare compassione è molto più facile che manifestare amore, anche perchè la compassione diventa un sostituto dell’amore, e ne prende il posto. Dalla compassione nasce il vittimismo, che a sua volta distrugge e umilia le persone, le blocca nel ruolo di deboli e di malati, e ne impedisce lo sviluppo personale e spirituale.

 

Sistema di valori sovvertito/1

Cominciamo con un esempio di eccesso d’amore materno tratto dalla vita reale. Una famiglia tipica, padre, madre, figlio. Reddito medio, elevato grado di istruzione dei genitori, buoni rapporti famigliari: il marito non beve, non va a donne, mai un litigio.

Il ragazzo cresce tranquillo e silenzioso, obbediente, va bene a scuola, non si lascia trascinare dalle compagnie, non fuma e non si droga. I genitori sono contenti, lo incoraggiano a vivere in questo modo tranquillo, lui non chiede mai nulla. Non hanno avuto altri figli, proprio per potersi dedicarsi esclusivamente a lui. Grazie alle loro conoscenze e ai buoni mezzi economici, lo mandano ad una scuola a pagamento. Al ragazzo non importa molto quale scuola frequentare, meglio comunque una scuola privata dove non si devono fare troppi sforzi. I genitori comprano al figlio studente un’auto. La vita continua nel solito modo tranquillo. Quando il figlio annuncia di volere vivere insieme alla sua ragazza, la mamma afferma: “Quando ci si sposa, bisogna poter vivere con agio”. E gli dà dei soldi. Per la fine degli studi il ragazzo chiede in regalo una nuova auto, stavolta straniera, e i genitori ottengono un prestito dalla banca per potergli regalare per il compleanno una BMW nuova di zecca.

Dov’è, chiederete voi, l’eccesso di amore materno? Se ci sono i mezzi, ben vengano attenzioni e regali... Sono gli eventi successivi a dimostrarlo, purtroppo.

Il giorno del compleanno, il figlio corre fuori a provare la macchina ricevuta in dono, sbatte contro un palo e muore sul colpo, insieme a tre amici. Indescrivibile il dolore dei genitori, che perdono il loro unico figlio. Per cinque anni la madre paga le rate dell’auto, ricordando ogni volta che era stata quella a provocare la morte del figlio. Perchè è successo? Perchè il destino è stato così crudele con quella donna? “A che scopo”? mi chiese poi lei stessa.

. Analizziamo la situazione. Nella gestione della famiglia il ruolo di “primo violino” apparteneva alla madre. Una donna orientata allo scopo, volitiva, era lei a decidere le questioni famigliari fondamentali, specie quando si trattava del figlio. Per lei, il ragazzo rappresentava il valore sommo nella vita. Era stata lei a decidere di non avere un secondo figlio, per potersi dedicare esclusivamente a lui.

Il padre era aveva un carattere debole e si adeguava tranquillamente alle decisioni della moglie. E anche quando era un po’ contrario, come nel caso dell’acquisto dell’auto, si arrendeva rapidamente alle sue pressioni. Cercava di non discutere e da tempo si era adeguato alla posizione di uno che finiva per preferire i buoni rapporti all’interno della famiglia. Ovviamente, trovandosi in questa posizione, non poteva rivestire il ruolo di persona autorevole presso il figlio. Il ragazzo, osservando il padre, aveva capito presto che era una posizione comoda: meno ti opponi, tanto più vantaggi ottieni. Alla madre piaceva l’arrendevolezza del figlio e la stimolava ad ogni piè sospinto. Non è casuale il proverbio “l’acqua cheta rovina i ponti” (versione russa: nel gorgo silenzioso, nuotano i diavoli).

L’energia giovanile, bloccata dal controllo stretto e dalle proibizioni della madre, aveva però bisogno di sfogo. Il ragazzo trovò quindi una scappatoia: di nascosto, partecipava a gare automobilistiche illegali. Non a livello professionale, ma da dilettante, insieme ad altri giovani come lui repressi e insoddisfatti, in cerca di conferme. Erano riusciti a trovare tratti di strada liberi e non controllati dalla polizia, e gareggiavano senza regole, perchè psicologicamenteavevano bisogno di trovare una via d’uscita dalla compressione della famiglia e uno sfogo dell’energia giovanile. Come raccontò poi un testimone oculare, il ragazzo cambiava totalmente quando era al volante, diventava aggressivo, cattivo, era un’altra persona... Come se avesse attraversato il confine, cambiato strada e fosse tornato alla libertà, incurante del pericolo.

Quando era in macchina con la madre, invece, non superava mai i limiti di velocità. Quando le dissero che al momento dell’incidente andava ai 200 all’ora, non voleva crederci: “ma se non superava mai i 90!”...

Lei non lo conosceva affatto. Il mondo interiore del figlio le era totalmente sconosciuto. Il fatto è che amicizia e confidenza non rientrano nello schema dell’ “amore materno”. Anche in questo caso la relazione era a senso unico, e il padre non rappresentava l’autorità. Il ragazzino aveva fatto amicizia soltanto con il nonno. Nonostante la differenza di età, lui era suo amico, l’unico. Quando il nonno morì, il ragazzino soffrì molto, e per lungo tempo continuò ad andare al cimitero. E ad una parente che gli chiedeva perchè ci andasse così spesso, rispose che andava a chiacchierare con il nonno. Segno evidente di quanto fossero carenti i suoi rapporti d’amicizia.

Nonostante che il Mondo avesse mandato diversi segnali per avvertire i genitori che non tutto andava bene, l’amore materno li aveva resi ciechi e sordi. Non si erano accorti della doppia vita del figlio, e dello scombinato sistema di valori che si era instaurato nella loro famiglia, soprattutto ad opera della madre. Il fatto è che la madre stessa aveva distrutto il sistema autentico dei valori, cosa che l’aveva resa incapace di valutare obiettivamente la situazione e di cogliere i segni premonitori del disagio che avrebbe tragicamente coinvolto il figlio.

Sistema di valori sovvertito/2

Abbiamo tutti sentito donne affermare con orgoglio e senso di sfida: “Ho dato tutto ai miei figli! Ho dedicato a loro tutta la mia vita!”. La traduzione vera sarebbe tuttavia: “non riuscivo ad esprimere me stessa e il mio amore, a diventare donna, e per questo non ho realizzato una famiglia felice. Ho operato con poca saggezza, ed ho scelto la strada più facile, quella di dare il mio amore ai figli, e così ho trasferito a loro i miei problemi”. Queste madri interferiscono -naturalmente per il loro bene!...- nel processo di sviluppo dei figli e diventano così un ostacolo alla loro felicità. Una donna, insegnante di musica, mi chiese come mai suo figlio ormai trentenne non riuscisse a combinare niente nella vita, neanche ad innamorarsi. Le proposi un esempio musicale di facile comprensione soprattutto per lei. “Immagini un’orchestra: molte trombe, tamburi, piatti... In mezzo a questa orchestra c’è suo figlio. Arriva una ragazza, che tenta di suonare sul violino una melodia d’amore. Pensa che lui possa riuscire a sentirla, in mezzo a un tale frastuono di amore materno?”... L’amore materno, che conta sul legame di sangue e su un
lungo periodo di vita comune, contiene un’energia fortissima. L’amore della nuora fa una gran fatica a prevalere su un amore materno così forte, e tanto più nel caso di una convivenza.

Sistema di valori sovvertito /3

Un sentimento materno troppo forte blocca nel figlio la libertà di movimento e la piena capacità di esprimere se stesso. La madre impone la sua visione del mondo, e non presta il minimo interesse al mondo del bambino, a ciò che gli piace, al suo modo di esprimersi. Ciò che conta è avere il pieno controllo su di lui. Il risultato è che il figlio sviluppa una forte aggressività nei confronti della madre e verso il resto del mondo.

Mi è capitato di conoscere un ragazzino che rispondeva regolarmente “no” a qualunque proposta, e che solo dopo che se ne era fatta un’idea, accettava - con fatica - quella più ragionevole. Non è difficile spiegare questo sgradevole atteggiamento: la madre aveva desiderato follemente di avere un figlio e lo amava “follemente”. Assillato dall’amore materno e da quella follia aveva preso fin da piccolo a rispondere regolarmente “no” e aveva continuato così fin quasi all’età adulta: era davvero stufo dell’attenzione e della cura nei suoi confronti.

Le modalità con cui si manifesta l’amore eccessivo sono variegate. Ci sono delle madri che decidono di fare ricorso alla scienza e trasformano il figlio in una cavia su cui sperimentare le proprie competenze pedagogiche.

Ancora, ci sono le madri che proiettano sui figli i loro sogni non realizzati. Ho avuto modo di occuparmi del caso di una ragazzina sempre malata. “Peggiora sempre - mi disse la madre - e nessuna medicina è in grado di curarla”. Indagai un po’ e saltò fuori che la mamma amava moltissimo i lavori manuali, ma era stata costretta dalle circostanza a fare un lavoro molto diverso dalle sue aspirazioni. Appena la figlia era stata in grado di fare qualcosa con le mani, l’aveva iscritta ad un corso di cucito “creativo”. Bellissima, la creatività! direte voi... Peccato che alla figlia della creatività e del cucito non importasse proprio niente, lei desiderava solo cantare! La malattia era una forma di difesa dalla pretesa della madre di imporle i suoi personali interessi e desideri non realizzati.

Un altro esempio. A una mamma piaceva da matti il pattinaggio artistico e aveva iscritto la figlia fin dalla prima infanzia a una palestra. Ogni giorno portavano la bimba, che andava ancora all’asilo, dal centro della città al lontano Palazzo dello sport.  In realta il pattinaggio non piaceva alla  figlia ma alla madre, e lei, nonostante i ripetuti segnali contrari, si ostinava a portare la bambina agli allenamenti. Un bel giorno, però, la madre scivolò sul ghiaccio e cadde. Nonostante fosse vestita con pelliccia e cappello, la caduta le procurò  una commozione cerebrale. fu allora che capì: sua  figlia era caduta decine di volte sul ghiaccio, facendosi solo dei lividi... La donna riflettè sulla situazione e  ebbe tanto buon senso da smettere di forzare la figlia a pattinare.

Conflitti tra i genitori

La relazione tra moglie e marito deve fare i conti con l’amore materno al momento della comparsa del primo figlio, quindi già dallla gravidanza. Questo sarebbe il momento, per il marito, di dimostrare ancor più amore, attenzione e cura verso la moglie, e di stimolarla  ad esprimere amore. Dico "sarebbe" perchè nella realtà dei fatti la maggior parte dei mariti non si rende conto di questa necessità, . Spesso i mariti se ne vanno in giro per i fatti loro, o perchè impegnati o semplicemente perché preferiscono seguire i loro interessi e propensioni. Peccato, perchè la gravidanza, il parto e le prime fasi dell’educazione dei figli rappresentano delle nuove tappe nella scoperta dell’Amore. Un segnale del fatto che le cose non funzionano nel rapporto tra i genitori è la comparsa di problemi o di patologie nel bambino. La risposta abituale è andare a cercare risposte nella medicina - e nelle sue carenze - anzichè indagare in se stessi e nella relazione di coppia. La medicina ha sicuramente delle colpe, ma è meno responsabile di quanto non lo sia la mancanza di uno Spazio d’Amore tra i genitori, vera causa delle malattie dei bambini.

Lo Spazio dell’Amore finisce per ridursi fino ad esaurirsi quando la madre è presa dalle esigenze del figlio. Una riprova ne è il fatto che, in molti casi, il secondo figlio è già dalla nascita più debole del primo. Il tempo ha fatto il suo mestiere(LAVORO): dopo la nascita del primo figlio nella coppia si riduce lo Spazio d’Amore, poi nasce il secondo, che è ancora più delicato e fragile, e la madre si dedica sempre di più a lui, trascurando il marito e se stessa come donna, moglie, amante.

La spirale dei problemi inizia così ad avvolgersi e ad evolversi concludendosi spesso con  un tragico epilogo.

Succede, è successo veramente. conosco la triste storia di una donna che si sentì rivolgere dalla figlia di cinque anni queste parole: “mamma, cerca di amare papà più di me, altrimenti morirò.” La mamma chiese: “Perchè dici così? Chi te lo ha detto?” “Lo so io, che è così”. Un anno dopo la bambina morì.

Questo caso mi colpì profondamente. Il Mondo aveva cercato di avvisarla, ma la donna non se ne era resa conto, e aveva continuato sulla strada che l’avrebbe portata al tragico epilogo.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che il Mondo ama e cerca di aiutare le persone, e che sono loro a non volersene rendere conto.

Avvenne qualcosa di simile anche con un'altra famiglia. Niente di particolare, all’inizio: matrimonio d’amore, un figlio al momento giusto, senza particolari problemi nè durante la gravidanza nè dopo. La signora dedicava attenzione e cura al figlio, come ogni madre, forse solo un po’ di più, come peraltro avviene di frequente. All’inizio tutto sembrava andare normalmente, anche se progressivamente l'amore per il figlio stava prevalendo su quello per il marito. Nacque poi il secondo figlio, ma, essendo diminuito nel frattempo l’amore tra i genitori, il secondo bambino era perennemente malato. La madre si dedicava sempre di più a lui, trascurando il figlio grande e il marito. I problemi aumentavano, via via che prevalevano compassione e cura verso il più debole e delicato figliolo. A un certo punto successe che il bimbo cadde dal terzo piano e si salvò solo grazie alla trasfusione di sangue dalla sua mamma: cosi egli divenne in senso letterale  “sangue del suo sangue”. Il marito, privato di attenzione e di amore, si ammalò. Qualche anno dopo il figlio minore si legò a un gruppo di drogati e morì.

Fortunatamente non ci sono solo tragedie. Una volta fui chiamato dal primario dell’ospedale ad incontrare i genitori di un ragazzo di sedici anni, ricoverato in chirurgia in condizioni disperate. Proposi loro di partecipare a delle lezioni in cui si esaminava la questione delle relazioni reciproche in famiglia. Dopo un paio di conversazioni tra noi, ci fu un avvicinamento tra i genitori. Al termine dei nostri colloqui il ragazzo fu dimesso, senza che gli avessero fatto particolari cure. Evidentemente il ragazzo aveva bisogno non tanto dell’amore rivolto direttamente a lui, quanto dell’amore tra i genitori, della presenza di un forte Spazio d’ Amore nella famiglia.

Interferenze

Il peso dell’amore materno riesce a spegnere anche l’amore tra i giovani. L’eccesso d’amore materno è la causa di moltissimi divorzi.

Un caso tipico è quello che vidi in tivù, nella trasmissione “la mia famiglia”. Un ragazzo partecipò alla trasmissione per raccontare la sua storia e chiedere consiglio al pubblico. Era successo che, al momento del suo matrimonio, la madre, fortemente contraria, lo aveva minacciato: “se tu ti sposi, io divorzio da tuo padre”. Lui si sposò ugualmente, perchè era innamorato, ma la madre diede seguito alle sue minacce e divorziò dal marito. Il padre, abbandonato dalla moglie, si mise a bere fino al totale degrado. A quel punto, la madre accusò il figlio: “guarda cosa hai combinato, è tutta colpa tua, che ti sei sposato contro la mia volontà!”

Quanto più i figli crescono e diventano adulti, e per la madre si avvicina la vecchiaia, tanto più il senso materno diventa “mammoso”. Al senso di possesso frustrato e alla conseguente aggressività fa da contraltare il desiderio, da parte dei figli, di evitare la compagnia di una madre sempre più invadente e pesante. Un classico è, da parte della madre, giocare la carta della compassione per tenere legati i figli: “sono malata...”.  Ci sono casi con esiti davvero tragici, come quando una signora, madre di quattro figli, restò a vivere con il più piccolo. I tre grandi, infatti, si erano sposati, addirittura due volte ciascuno. Ogni tentativo di convivenza con le nuore che via via si avvicendavano, falliva, a causa dell’ingerenza materna. Anche i nipoti, nonostante da piccoli stessero volentieri con la nonna, che proiettava il suo eccesso d’amore materno su di loro, via via che crescevano si allontanavano da lei. Questo perchè la nonna non vedeva in loro delle persone autonome, ma dei bambini piccoli. Il figlio giovane con cui viveva si mise a bere, fino a ridursi un rottame, e a quel punto la donna si suicidò.

Ma neppure in cielo il suo eccessivo amore ebbe pace. Esattamente un anno dopo morì anche il figlio più giovane: la madre se lo era ripreso con sè.

I genitori che vogliono evitare l’abbandono da parte dei figli ormai cresciuti, devono cercare di indirizzare i loro sentimenti all’interno della propria coppia, o, in mancanza, verso altre relazioni e amicizie. A quel punto l’amore tra genitori e figli resterà solido e forte, simile a un sole che illumina e riscalda, e non si spegne.

Rimorsi e sensi di colpa

I genitori influenzano il comportamento dei figli perfino dall’altro mondo, e continuano a impedirne la realizzazione personale tramite il senso di colpa. Sono tanti i figli che dicono, pieni di rimpianto “Avremmo dovuto fare questo e questo, e allora i nostri vecchi sarebbero ancora vivi!”, “Li ho amati poco, ed per questo che se ne sono andati presto...” .

Ma non è così: le cose sono andate esattamente come dovevano andare.

E’ emblematico un episodio che mi è capitato personalmente.

Uno dei miei autori venne da me alla casa editrice. Mentre apriva la porta, si ferì ad un dito. Era un medico e avendo con se’ tutto, iodio, benda, sistemò rapidamente il taglio. Ci mettemmo a parlare di affari ma il dito ferito non dava tregua. Appena finito di parlare di lavoro, gli dissi con tono perentorio: “Adesso parliamo del tuo dito”.

- E perchè? ho fatto tutto quello che c’era da fare, non mi verrà un’infezione.

- Questi medici! Non è tutto così semplice, lo sai anche tu che l’infezione può comparire anche in condizioni di sterilità e viceversa non comparire pure se non disinfetti. Bisogna capire il motivo di questa ferita.

- Ma che motivo? Vuoi cambiare la maniglia della porta?

- Hai dimenticato una grande verità: nulla avviene per caso. Questa ferita è un segno di qualcosa, e, visto che è avvenuta da me, vuol dire che posso aiutarti a capirne la ragione. Ti sei tagliato nella mano sinistra, significa che è qualcosa di legato ai tuoi genitori, in particolare a tua madre.

- Mia madre è morta qualche anno fa e l’amavo molto. Mi dispiace molto di non averla presa ad abitare con me, forse adesso sarebbe ancora viva.

- Sei sicuro che se tu l’avessi presa con te questo le sarebbe stato utile e soprattutto utile a te e alla tua famiglia?

- Certamente! sarebbe stato di conforto a me e a lei. Mi voleva molto bene. Sarà mica un male se vivono insieme persone vicine, che si amano?

- Di vero amore non ne esiste molto, altrimenti non ci sarebbe tanto egoismo in giro. Dimmi, come erano i rapporti tra tua madre e tua moglie?

- Non un granchè. Mia moglie è una donna intelligente, ma il rapporto tra loro non funzionava.

- Tu hai pensato come avrebbero potuto essere i loro rapporti se aveste vissuto tutti insieme?

Lìberati dai dubbi e dai sensi di colpa, tutto è andato come doveva andare. La sua dipartita è
stata la soluzione migliore per voi, perchè in realtà lei non avrebbe potuto aiutarti.
La ferita lo aiutò a prendere coscienza del suo rapporto con la madre. Davvero, niente avviene per caso.

Mariti cacciati ...

Quando la madre concentra il suo interesse sul figlio per sfuggire ad una vita senza significato, instaura con lui/lei un rapporto “schiavo - padrone” oppure da “amante”, sempre pronta a soddisfare ogni suo desiderio e volontà. In entrambi i casi non consente al figlio di manifestare autonomia , schiaccia ogni sua iniziativa e lo/la rende irresponsabile o impotente. Il bambino diventa dipendente dai capricci della madre, e la madre dai capricci del figlio. Egli diventa un’appendice capricciosa della madre, e lei ne è contenta. Di fronte a una simile unione il padre diventa di troppo in famiglia. Così, o comincia a lottare con il figlio per riavere la perduta influenza su di lui, oppure si rifugia nell’alcol o ancora abbandona il campo. Dal punto di vista psicologico, tutto ciò era stato preparato dalla madre stessa già nel momento della nascita del bambino, e l’abbandono non è che il risultato finale. Le donne, per parte loro, non riconoscono il motivo di quanto accade e fanno ricadere la colpa su “quel bugiardo” o sulle “rubamariti”, peggiorando la situazione. Si legano ancor di più al figlio, e perdono definitivamente la propria identità femminile. A causa del ribaltamento del sistema di valori, il marito si ritrova in difficoltà anche nelle sue relazioni sociali, subisce danni alla carriera e ha pessimi rapporti con la moglie. Retrocesso dalla prima posizione in famiglia, l'uomo ha difficoltà a realizzarsi anche fuori. Non può più “volare” ed esprimere i suoi talenti, ma deve strisciare per terra e lavorare come un negro. Gli diventa sempre più difficile mantenere la famiglia, cosicchè la moglie assume ancora più il ruolo di capo, senza però riuscire ad allontanarlo definitivamente, specie se lei ha un carattere volitivo. L’umiliazione del padre si ripercuote sui figli. Le energie maschili saranno umiliate e l’umiliazione si replicherà nella loro vita futura oppure sposeranno donne da tenere “sotto i tacchi”, mentre le bambine inconsapevolmente troveranno solo uomini che continuamente le umilieranno.

 

… e donne sole

Una volta allontanato il marito, le madri si dedicano ai figli con ancor maggiore intensità, concentrando tutte le energie su di loro. Un atteggiamento che genera ancora più senso di solitudine e nel contempo provoca ulteriori problemi ai figli. Aumentano le pretese di attenzione e cura, vogliono che i figli stiano sempre con loro, e chiedono di essere costantemente informate sulla loro vita privata. C’è una escalation di pretese, in queste donne che vogliono legare a se’ i figli e limitare la loro autonomia. Si mettono a parlare di se’ al plurale, loro e i loro figli insieme: “noi siamo andati a scuola”, “abbiamo combattuto la nostra battaglia”, “noi abbiamo finito la scuola”, “noi siamo andati al liceo”... L’eccesso di amore materno rappresenta un pericolo soprattutto per il figlio maschio, perchè la madre esalta le caratteristiche “femminili” della personalità a scapito di quelle “maschili”, con il rischio che si inneschino quei processi psicologici che portano all’omosessualità.

Talvolta, poi, le donne che si concentrano esclusivamente sulla maternità non cacciano (o fanno in modo di allontanare) il marito, ma al contrario lo catturano all’interno dello spazio dell’amore materno, come se fosse un figlio anche lui. Il marito diventa “il bambino” e la moglie “la mammina”. Queste mogli ne parlano senza il minimo imbarazzo, come se fosse naturale ridurre il proprio compagno a un bimbo. Dimenticano la loro femminilità, e tutto va bene finchè non arriva un altra donna che vede il loro compagno come un uomo vero, e allora sono guai.

Madri sole, addio giovinezza

Torniamo all’articolo su “Sette giorni” di cui abbiamo già parlato con il reportage sull’attrice Olga Ponizova e suo figlio, e ad una frase assai significativa: “Nikita capisce che la madre è sola e che non c’è nessun altro che lui nella sua vita. Il sentimento che prova nei suoi confronti non si può chiamare altro che amore materno. Nella vita di Olga non c’è niente di più importante di Nikita”.

Non c’è bisogno di essere indovini per sapere quale sarà l’esito futuro. Tra un po’ di tempo, lei accuserà il figlio “ingrato” di non apprezzare il fatto di essere diventata la sua vittima: “ti ho dato la mia giovinezza, non ho voluto spOsarmi per non traumatizzarti!” E lui risponderà “Te l’ho chiesto io di sacrificare la tua giovinezza per me?” Per evitare sofferenze future, bisognerebbe far capire al bambino che la solitudine della mamma non rappresenta la normalità, anzi, dovrebbe trattarsi di un fatto temporaneo, tanto da indurlo a desiderare che lei trovi il compagno giusto.

Madri sole, il ricatto sulle figlie/1

La relazione madre - figlia è un caso specifico che va trattato a parte. Basta pensare alla situazione in cui madre e figlia adulta vivono insieme sotto lo stesso tetto. A meno che la ragazza non sia così brava da superare l’influenza della madre, esprimere il suo potenziale di femminilità e separarsi almeno psicologicamente da lei, il rischio vero è che la sua vita diventi un disastro. La madre assorbe l’energia della figlia, la vampirizza. La figlia è sempre malata, invecchia rapidamente, mentre la madre vive, vive... E anche nel migliore dei casi, conducono insieme una vita da anziane, e poi da vecchie, sempre sotto lo stesso tetto, finendo per assomigliarsi tra loro anche nell’aspetto fisico, tanto da far fatica a distinguere quale è la madre e quale la figlia.

Presentiamo ora un caso emblematico dell’eccesso d’amore tra madre e figlia femmina.

Una madre, rimasta senza marito, si impicciava continuamente della vita della sua unica figlia ormai adulta. Giudicava tutti gli uomini che lei le presentava dicendo “non è l’uomo giusto per te”. A un certo punto, però, la ragazza conobbe un uomo, si innamorò e decise di sposarlo. Per essere sicuri di condurre la propria vita serenamente, lontano dall’influenza materna, si trasferirono molto lontano da Mosca, nella regione della Kamchatka, nell’estremo nord siberiano. Un tipo di scelta che fanno spesso i figli per sottrarsi alla tutela dei genitori e che spesso si dimostrano scelte felici.

In Kamchatka la giovane e il marito misero su una famiglia, erano felici e stavano bene insieme ai due figli. A un certo punto, però, la madre scrisse che era molto ammalata, prossima alla morte. La figlia, preoccupata e spaventata, tornò allora a Mosca per accudirla. Dopodichè la madre visse un altro mese, poi due, poi un anno, un altro anno... Non appena la figlia si preparava ad andarsene, la madre si riammalava. La figlia restava e la madre non moriva... La figlia le propose di assumere una badante, ma la madre rispose: “Chi ti è più caro, la mamma o il marito? Se te ne vai io muoio, pensi che ti perdonerai se tu mi abbandoni in un momento simile? Io morirò e tu resterai viva, ma fa pure come vuoi ” E la donna restò con la madre, anno dopo anno, per ben dieci anni! Il marito veniva raramente, il viaggio costava molto ed era difficile, e lui non voleva costringere la moglie a fare il passo decisivo, nè lo poteva. E alla fine la madre morì. La figlia andò i funerali e prese l’aereo per tornare in Kamchatka. Ma per un altro funerale. Quello stesso giorno, infatti, morì anche il marito.

Quando la incontrai, capii che anche lei era fortemente a rischio: la madre l’aveva portata nel suo spazio e voleva trascinarla con se’, e ci volle molto tempo e molto impegno per sottrarla a questo destino.

Madri sole, il ricatto sulle figlie/2

Come avevo accennato sopra, ritengo che gli animali siano più saggi degli uomini: nutrono la prole solo fino all’età adulta. Tra gli umani ciò non avviene, a causa dell’eccesso di amore materno, e sono guai. Eccone un altro esempio.

Una ragazza, appena conclusi con successo gli studi, aveva cominciato a ricevere proposte di lavoro molto interessati. Fu assunta in una buona azienda, ma dopo un po’ ci furono difficoltà e litigi, e fu licenziata. Nel frattempo era rimasta a vivere con la madre, che da sempre le forniva un grosso aiuto materiale. La ragazza intuì che era proprio questo il problema e decise di trasferirsi in un’altra città, dove trovò un buon lavoro. Ma la madre non si arrese: continuava a inviarle soldi e proposte di aiuto, così dopo qualche tempo arrivò un altro licenziamento. Se non si rompe il meccanismo perverso dell’aiuto ai figli già adulti, le circostanze negative si ripeteranno all’infinito e i figli non cresceranno mai, e saranno sempre dipendenti dai genitori. La regola infatti è di smettere di aiutarli quando hanno l’età per essere autonomi.

Aprire le gabbie

Venne da me una signora per chiedere il motivo dell’aggressività del genero nei suoi confronti. Era appena successo che il genero, poco dopo il matrimonio le aveva chiuso la porta in faccia e le aveva proibito di entrare nella loro casa. Comunicava con la figlia solo per telefono. La signora, che aveva già due figli grandi, ammogliati, quando la ragazza aveva deciso di sposarsi, aveva fatto di tutto per aiutarla e le aveva perfino regalato l’appartamento. Mi chiese:“cosa devo fare? C’è modo di cambiare quest’uomo, o devo tentare di allontanare mia figlia da una persona così aggressiva?” . Dal nostro colloquio emerse che per la signora i figli erano il sommo valore e che lei, con la scusa di aiutarli, interferiva pesantemente nella loro vita. Non a caso, i figli grandi non erano riusciti a combinare niente. Il genero, avendo capito al volo il  pericolo proveniente dalla suocera, aveva preso la decisione draconiana di escluderla dalla loro vita. E aveva ragione! Per una giovane famiglia, infatti, è fondamentale che nessuno ficchi il naso nella sua intimità. Anzi, nei primi tempi dovrebbe esserci una sorta di quarantena, in modo che la coppia, diventata una famiglia, costruisca senza intralci il suo il mondo. Lasciate che i giovani restino a  bollire nel loro brodo, così si faranno la loro esperienza! Il migliore aiuto da parte dei genitori è quello di cercare di rinsaldare il proprio rapporto reciproco, considerando che l’avvio di una famiglia da parte dei figli rappresenta una nuova tappa della loro stessa relazione. E se nella famiglia dei giovani sorgessero problemi, i genitori dovrebbero sforzarsi di trovarne la causa nella loro stessa famiglia, e risolverli per il bene dei figli stessi. Non bisogna andare a casa dei figli senza stretta necessità. Nonostante si dica il contrario, non bisogna portare là la propria energia, è dannosa!

Creare uno spazio d’amore

I figli crescono bene solo nello spazio d’amore dei genitori! Disse una madre saggia: “io non educo i figli, li aiuto a crescere!” Parole meravigliose! Dio è Amore e quindi dà a ciascuno  piena libertà. Ogni anima è libera e si materializza su questa terra con i suoi compiti, per costruire la propria esperienza. E nessuno ha diritto di considerare un’altra anima di sua proprietà, conquistarla e allontanarla dal resto del Mondo, e tanto più di violentarla! Perchè i genitori “amorevoli” lo fanno? Chi ha dato loro questo diritto? Non certo Dio! C’è una regola d’oro dell’educazione che dice: prima educa te stesso, poi gli altri! La migliore educazione è l’esempio, quindi, cari genitori, cercate di educare voi stessi, e allora i vostri figli saranno educati.

Si dice inoltre “i figli sono i  nostri piccoli maestri”. Per quanto tutti conoscano questa affermazione, sono pochissimi quelli che la colgono in pieno e cercano di assumere questo  atteggiamento.

I bambini sono sottili e sensibili, e ci mostrano sempre, come piccoli specchi, quali sono i nostri problemi profondi, i problemi della nostra infanzia, adolescenza e anche dell’età adulta, ma noi non vogliamo capirlo e ce la prendiamo con loro, e li puniamo per la loro “mancanza di rispetto”. In realtà, se guardassimo dentro quel piccolo specchio vedremmo i nostri problemi, e saremmo costretti a lavorare su noi stessi, per questo noi, come nella famosa favola, vogliamo  rompere lo specchio che ci presenta la nostra mostruosità. I figli ci vengono affidati non per renderli una ripetizione di noi stessi, perchè sostengano la nostra vecchiaia e per coccolare il nostro egoismo. I figli, invece, ci sono dati perchè noi diventiamo con il loro aiuto più saggi e realizziamo i nostri compiti sulla Terra!.

La parola ai saggi

In chiusura del capitolo presento le parole di due filosofi, uno tedesco, l’altro indiano. Abd-ru-shin (Oscar Ernst Bernhardt) nel suo lavoro “alla luce della verità” scrive: "La più grande pressione opprime ogni terrena femminilità da quando si è diffusa la dannosa convinzione che il destino fondamentale della donna è la maternità. La gente guarda con falsa compassione, e talvolta con cattiveria occulta, le ragazze che non si sposano, e ancora di più le donne sposate che restano senza figli. L’espressione “vecchia zitella” spesso viene pronunciata con un sorrisetto nascosto, come se il matrimonio fosse il massimo obiettivo di una donna, il suo vero destino... Ma il destino della donna è un altro, molto più elevato, ed è nello Spirito. Nel senso che se la donna ritenesse che lo scopo principale dell’esistenza sta nella maternità, verrebbe svalutato lo stesso principio femminile. Nel senso che sarebbe umiliato, legato alla sola carne. Sì certo, il principio femminile è legato alla maternità e al suo coronamento, l’amore materno. Ma la maternità è qualcosa che esiste nel nostro corpo terreno e basta. Invece la donna occupa il Posto più Alto nella scala spirituale, sempre che essa fin da subito riconosca la sua autentica femminilità. Il più alto compito del genere femmine sulla Terra e fare del bene al suo ambiente, in contatto con il continuo scorrere dell’Energia del Mondo.

Da Osho (Bagvana Shri Radjnisha) ho scelto le parole con cui dà consigli alle donne
"- La maternità è la più grande responsabilità in questo mondo. - la maternità è una grande arte, e bisogna apprenderla. Comincia a imparare l’arte di essere madre!

Vorrei darti qualche consiglio

primo: non rivolgerti al bambino come se fosse un oggetto di tua proprietà, non bisogna mai possedere un figlio: lui entra nel mondo grazie a te, ma non ti appartiene. Dio ti ha usato come strumento, come mezzo, ma il bambino non è una tua proprietà. Se una madre possIede il figlio, la sua vita non sarà felice

Si possono possedere solo delle cose: una casa, uno strumento, un mezzo, ma un bambino non è una tua proprietà. Amalo ma non possederlo mai.

Secondo: rivolgiti al bambino come se parlassi a un adulto. Non rivolgerti mai a lui come se fosse uno sciocco. Offrigli profondo rispetto. Dio ti ha preso in qualità di padrone. Dio è entrato in te in qualità di ospite. Non è affatto facile rispettare un bambino. E’ molto facile umiliarlo. E’ facile umiliarlo, perchè è impotente. Bisogna rivolgersi al bambino con grande rispetto, come verso un adulto. Se tu rispetti il bambino, cerca di non imporgli la tua concezione del mondo. Non imporgli nulla. Semplicemente dagli la possibilità di comprendere il mondo. Aiutalo a diventare più sicuro in questa comprensione, ma non suggerirgli mai la direzione del movimento. Dagli l’energia, forniscigli difesa e sicurezza: è tutto ciò che gli serve. Lascia che il bambino conosca il mondo da se’, e solo dopo da te.

Certamente, la libertà non esclude gli errori. Per la madre è difficile comprendere che dando libertà al bambino, gli si dà libertà di sbagliare. Il bambino deve avere la libertà di non fare nulla di cattivo, di scorretto. Aiuta il bambino a diventare consapevole, ragionevole, non dargli ordini, sono ordini cui nessuno obbedisce, servono solo a farlo crescere superbo.

Terzo: non dar retta alla morale, non dar retta alla religione, non ascoltare la cultura: ascolta la natura. Ciò che è naturale è buono, anche se ti dà difficoltà e problemi. Il motivo è che hanno educato anche te a non comportarti in accordo con la natura. I genitori ti hanno educato come hanno potuto, e questa educazione non era una vera arte, nè un vero amore. Tutto è capitato per caso. Non ripetere i vecchi errori. Lascia che la natura si occupi di tutto. Ti tocca solo scoprire le cose naturali. Quindi ama, rispetta, aiuta, in modo tale da non disturbare il bambino.

Quarto: quando un bambino viene al mondo non è solo un bambino che nasce, ma anche una madre, nasci quindi di nuovo anche tu. Il bambino influisce molto su di te. Lui ti adora. Tu diventerai un’altra persona.

Concludo con un proverbio: “il cuore della madre sta nei bambini, quello dei figli sta nella pietra!

Copyright © 2012 Vera Bani