A.T. Fomenko, G.V. Nosovskij
(indagine matematica sui misteri della storia: il progetto Nuova Cronologia)

Introduzione (a cura di V.G. Bani)

Presentazione (scritta dagli autori)

Storia della nuova cronologia

Libri sulla Nuova Cronologia

Indice dell'opera omnia in 7 tomi

Frammenti tradotti tratti dal primo tomo dell'opera omnia in 7 tomi

Aleksandr Kljuev
(nuova visione del mondo: l'evoluzione consapevole dell'uomo)

biografia

bibliografia

Kljuev sull'amore

Anatolij Nekrasov
(indagine psicologica sui rapporti uomo e donna, genitori e figli)

frammenti tradotti tratti da L'amore materno, traduzione di Patrizia Romagnoli

Vitalij e Tat'jana Tichoplavy
(nuova visione del mondo: tra scienza e religione)

biografia-bibliografia

frammenti tradotti tratti da La fisica della fede

Vadim Zeland
(nuova visione del mondo: il Transurfing)

biografia-bibliografia

interviste

frammenti tradotti tratti da Lo spazio delle varianti, primo libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da Il fruscio delle stelle del mattino, secondo libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da Avanti nel passato, terzo libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da La gestione della realta, quarto libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti da Le mele cadono in cielo, quinto libro della serie Transurfing della realta

frammenti tradotti tratti dal libro L'Arbitro della realta

frammenti tradotti tratti dal libro Il Transurfing Vivo

FAQ domande frequenti dei lettori

Oleg Mosin
(proprieta` dell acqua meno note e note)

la Shungite (sungit): minerale naturale dalle proprieta` uniche.

Daniil Andreev

V. Strada
Si pubblica oggi in Russia il sorprendente trattato " la Rosa del mondo " di Daniil Andreev, allegoria tragica di uno scrittore condannato da Stalin; una creazione mitologica, in pieno ventesimo secolo, composta parte in carcere e parte in liberta'
Chi ha avuto il piacere di guardare l' Album di famiglia edito qualche anno fa in vari Paesi (in Italia da Mondadori), di cui fu autore Leonid Andreev, tra le incantate fotografie che rievocano l' atmosfera della Russia prerivoluzionaria cosi' come la visse questo tormentato scrittore dell' inizio del secolo, tra i paesaggi, gli interni, i ritratti di sottile suggestione sara' stato colpito dal volto intenso di un bambino, nato dal primo matrimonio di Andreev, Daniil, accanto al fratello maggiore Vadim: i loro sguardi sono seri, sfiorati dalla segreta angoscia di chi gia' ha provato un dolore, che per loro era la morte della madre, ed e' predestinato a quel mondo di catastrofi di cui l' opera del padre era ossessivamente percorsa, catastrofi che, del resto, si preannunciavano all' orizzonte della storia russa. In carcere Daniil Andreev (1906.1959) condusse un' esistenza che esteriormente poco si discosta da quella di tanti altri russi del suo tempo, compresi l' arresto (nel 1947) e il carcere (fino al 1957). Anche la causa delle sue traversie e' tipica di quegli anni di terrore: cresciuto nella casa della zia materna, una patriarcale famiglia dell' intelligentsija russa aperta a tutti i movimenti spirituali della cultura di inizio di secolo, e plasmato dalle impressioni della liturgia ortodossa e della mitologia indiana nonche' da mistici contatti con le misteriose forze animatrici della natura, Daniil, dopo aver compiuto gli studi letterari, per vivere lavoro' come disegnatore di caratteri tipografici, dedicando le notti alla sua vocazione, cioe' scrivendo, senza alcuna speranza di pubblicare. Il suo inedito romanzo I pellegrini della notte, per una delazione, costo' una condanna a venticinque anni di carcere a lui e alla moglie, oltre alla distruzione di tutti i suoi manoscritti. Quando nel 1957, dopo aver scontato la pena ridotta a dieci anni, fu liberato (egli aveva dichiarato di non voler essere considerato cittadino sovietico e pieno titolo finche' ci fosse stata la censura e fosse mancata la liberta' di coscienza), Daniil Andrev ebbe dalla sorte due anni di vita in liberta' , segnato ormai da un infarto che lo aveva colpito in carcere. E quei due anni egli li dedico' a completare il trattato Roza mira, (La Rosa del mondo), opera per cui, oltre che per le sue poesie ora edite col titolo Russkie bogi (Gli dei russi), il suo nome restera' nella storia della cultura del suo Paese. Fino a poco tempo fa Daniil Andreev era l' eroe di una leggenda per una cerchia ristretta di intellettuali che conoscevano parti della sua Rosa, pubblicate ultimamente in riviste di filosofia e di letteratura. Adesso che il trattato e' apparso a Mosca integralmente, si puo' misurare la leggenda sulla realta' e, sotto l' impressione di una lettura che affascina e sorprende, si scopre che leggendario e' il libro stesso non solo per le circostanze della stesura, ma per la singolarita' della struttura, che non trova analogie nel nostro tempo. E' un' opera anomala, frutto straordinario di un' epoca straordinaria, come lo sono stati, nella sfera letteraria, Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov e Il dottor Zivago di Boris Pasternak. La Rosa del mondo nasce dalla volonta' di trovare un senso per un' esperienza collettiva, prima ancora che personale, tragica e, pur nella sua impareggiabilita' , si inserisce nelle costruzioni storiosofiche della cultura russa, dove la storicita' sconfina nella cosmicita' . Cristiano fedele Nelle brevi pagine che la vedova di Daniil Andreev, Alla, premette al libro, si insiste sul fatto che l' autore de La Rosa del mondo fu un cristiano fedele alla chiesa ortodossa. Rosa del mondo e' l' immagine con cui Andreev definisce una futura religiosita' universale, una pan.religione intesa come "dottrina universale che indichi un punto di vista sulle religioni nate prima, un punto tale che le faccia risultare tutte come i riflessi dei vari strati della realta' spirituale, dei vari piani dei fatti plurimateriali, dei vari segmenti del cosmo planetario". E, usando uno dei termini di sua creazione, aggiunge che questo punto di vista "abbraccia lo Shadanakar come tutto e come parte del cosmo divino". Shadanakar e' il sistema di livelli (non soltanto fisici) che avvolge la Terra. La Rosa del mondo e' come un fiore rovesciato, le cui radici sono nel cielo, mentre il calice dei petali e' qui, nell' umanita' , sulla Terra. Lo stelo e' la rivelazione, attraverso cui fluiscono le linfe spirituali del corale delle religioni. Questa spiegazione dell' immagine che da' il titolo al trattato puo' dare solo una debole idea della complessita' dell' intera costruzione, il cui valore, piu' ancora che nella grandiosa utopia metafisica dell' insieme, sta nella ricchezza delle originali riflessioni che la costituiscono, come quella, per fare un minimo esempio, sulle ragioni per cui Gesu' non diede una diretta esposizione scritta della sua dottrina, ma si affido' agli evangelisti che, per quanto ispirati da Dio, restarono pur sempre uomini fallibili, il che fa si' che anche nel Nuovo Testamento "si distinguono chiaramente i luoghi del contatto deformante" del "grande avversario", cioe' del Maligno: la ragione e' che Cristo "non poteva esporre la Sua dottrina in un libro perche' la sua dottrina non consisteva soltanto nelle Sue parole, ma nell' intera Sua vita". Ogni lettore del Vangelo deve quindi ricordare che questa "intera vita" di Cristo e' la sua vera dottrina, e non le Sue parole soltanto, che vanno commisurate e verificate con la sua vita stessa. Quanto di ereticale ci sia nella Rosa del mondo non puo' interessare i suoi liberi lettori, affascinati dalla pura e fantastica religiosita' adogmatica e sincretica del suo autore, una religiosita' vissuta come abissale esperienza interiore e resa con una visionarieta' abbagliante, sorretta da una immaginazione rigorosa e da una non comune cultura che rendono la sua misticita' del tutto singolare. "Metastoria" La Rosa del mondo non e' pero' un trattato di teologia eccentrica: il suo sottotitolo la definisce "Metafilosofia, della storia", mentre i "metodi di conoscenza" applicati vengono detti "transfisici". Andreev, riferendosi al filosofo e teologo Sergej Bulgakov che uso' per primo il concetto di "metastoria", respinge la sua interpretazione kantiana che fa della "metastoria" l' aspetto noumenico di un processo universale che per noi in uno dei suoi aspetti si manifesta come storia. La metastoria di Andreev non e' neppure una filosofia della storia di tipo hegeliano. La metastoria non e' una filosofia, ma, precisa Andreev, "e' sempre mitologica". Dobbiamo arrestarci a questo che e' il punto di partenza dei dodici libri che compongono la Rosa del mondo. L' opera scritta da Daniil Andreev in parte nel carcere, in parte in liberta' e' sorprendente perche' e' un' autentica creazione mitologica sorta in pieno XX secolo, una mitopoiesi di estrema coerenza e di straordinario vigore, il cui autore, nello stesso momento in cui libera dal suo profondo una visione degna di un' arcaica creativita' religiosa, resta un uomo del nostro secolo, una mente lucida e sapiente che, anche a chi resta scettico di fronte al suo "messaggio" ("messaggeri" egli chiama coloro che portano nel nostro mondo visioni di "mondi altri"), offre penetranti analisi di fenomeni storici e culturali, in particolare della Russia, all' interno dello Shadakanar, per usare ancora una volta uno dei tanti suoi neologismi (altri sono Guttungr, Uitsraori, Egregori, ecc.) spiegati in un dizionarietto in appendice. Come Il Maestro e Margherita, come Il dottor Zivago, come i romanzi di Platonov, la Rosa del mondo e' un' opera che esula dalle norme della corrente produzione culturale. L' opera, in cui Oriente e Occidente s' incontrano, ha aspetti luminosi e tenebrosi e apre inattesi spazi all' immaginazione intellettuale.


Vittorio Strada
(8 luglio 1992) - Corriere della Sera

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